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palinuro

Mito, storia e meraviglie della natura

Se straordinaria è la bellezza naturalistica di un luogo incontaminato come Palinuro, con le sue spiagge bianche, il mare azzurro e cristallino, le grotte e gli anfratti che svelano scenari marini incantati, altrettanto sorprendente è la sua storia, resa immortale dalle leggende e narrata dalle tracce lasciate da antiche civiltà. La mitologia vuole che Palinuro fosse il nocchiero di Enea, caduto in mare di notte tradito dal dio Sonno, mentre conduceva la flotta verso l’Italia. Rimasto in balia del vento per giorni, finalmente raggiunse la spiaggia dove venne ucciso dagli indigeni e abbandonato in mare.

Secondo la storia, invece, furono i greci a nominare il Capo, derivando il nome da “palin” (direzione opposta) e “oùros” (venti), poiché intorno alla punta del promontorio i venti soffiano forti e variabili, rendendo pericolosa la navigazione.

Palinuro fu abitato già nella Preistoria, come testimoniano giacimenti di età paleolitica dislocati lungo il Capo e ai piedi dell’altura della Molpa e l’insediamento neolitico scoperto in località San Paolo. Nella Cala Delle Ossa, incastonate nella roccia e levigate dal mare, si vedono le ossa di uomini e animali. Gli scavi hanno riportato alla luce anche tracce di un abitato indigeno costruito con tecnica rudimentale, dove sono stati rinvenuti utensili in ossidiana che fanno pensare ad un commercio con le Eolie, da cui proveniva il vetro naturale.

Nel IV secolo a.C. Palinuro fu colonia greca insieme con la vicina città di Molpa: fu un periodo di grande ricchezza grazie al commercio con la Magna Grecia. A sancire il forte legame tra le due città venne coniata una moneta d’argento con la figura di un cinghiale e la scritta Pal-Mol: Palinuro e Molpa. La polis durò trent’anni, poi fu abbandonata, forse per il diffondersi di un’epidemia. In epoca romana, Palinuro fu frequentato da illustri personaggi, come l’imperatore Massimiano detto Erculio, che lo scelsero per la suggestiva bellezza dei luoghi.

Verso la metà del XVI secolo il feudo di Molpa-Palinuro fu acquistato da Martinez de Leyna, capitano delle regie galee del Regno di Napoli, che vi edificò alcune delle torri costiere per proteggere gli abitanti dalle incursioni dei pirati. Ma fu per volere del re di Napoli, Gioacchino Murat, che furono costruiti una serie di fortini al fine di potenziare la difesa del territorio: il Fortino, la Batteria del Porto e il Fortino del Monte d’Oro. Risale a questo periodo la costruzione di Palazzo Murat, edificio a forma quadrilatera con basamento scarpato, successivamente modificato per l’addossamento dell’impianto di una casa torre cinquecentesca. Il Palazzo Rinaldi è un altro esempio di architettura civile a scopi difensivi: a forma quadrangolare, mostra quattro piccole garitte con feritoie. Con la caduta dell’impero napoleonico e la morte di Murat nel 1815, fu restaurata la monarchia borbonica.

C’è da notare che già nella metà del XVIII secolo, Carlo III, capostipite della dinastia borbonica sul trono di Napoli, aveva varato un piano di ristrutturazione che prevedeva il recupero delle torri vicereali e la costruzione di batterie armate. Ricordiamo la Torre del Capo, nota anche come torre Tauriello o torre della Quaglia, oggi ridotta a rudere. Della Torre di Capo Spartivento restano alcune tracce del basamento in quanto è stata inglobata in parte nel faro, così come la Torre Costa d’Oro che doveva sorgere dove attualmente si trova la stazione meteorologica. La Torre di Calafetente conserva ancora le caratteristiche originali: presenta tre troniere, la cisterna di raccolte delle acque piovane e, al livello superiore, voltato a botte, una scala nella muratura per l’accesso al tetto della torre su cui erano disposti i pezzi di artiglieria. La Torre della Molpa o della Marinella, ubicata alla foce del fiume Lambro, fu edificata per dissuadere i pirati che tentavano di approvvigionarsi d’acqua durante le scorrerie.

Dall’avamposto difensivo del Cilento, divenuto oggi luogo turistico di eccellenza grazie ad una costa articolata in lunghe spiagge, incantevoli baie e grotte marine, ci si può inoltrare nell’entroterra, risalendo la collina che sovrasta Palinuro verso il borgo di San Severino.

Last modified on Wednesday, 09 July 2014 08:11
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